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La stalla ed il fienile sono ricavati dentro una suggestiva grotta bilocale. Luogo attorno al quale
si vociferano leggende di tesori inesistenti e di misteri.
E misteriose sono le alte pareti
del primo vano, adibito a stalla e l’ambiente buio del secondo, adibito a fienile e
quasi a voler nascondere chissà quali segreti.
Qui sembra che tre secoli siano
passati invano. Restano ancora i cumuli di paglia, le balle di fieno, i tridenti
di legno, la vecchia mangiatoia di pietra, i lumi, la
scala a pioli, la sella,
il ferro di cavallo appeso alla porta, a “cruedda” (vecchia cesta adibita al
trasporto della paglia ); si sentono gli odori così comuni a tempi tanti
remoti. Resta la vergine bellezza di un ambiente ancora, e per fortuna,
incontaminato. Nella stalla l’unico assente sembra proprio quel paziente
asinello, che più volte a settimana, carico di sacchi, percorreva la vecchia
strada che portava a Pozzallo per rifornire di farina i fornai del paese.
Sembra quasi un eremo isolato
dalla frenesia del mondo dove, adesso, resta beante solo il silenzio della
quiete, disturbato soltanto dal gorgoglio dell’acqua che viene giù dalla
cascata.
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