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In un piccolo angolo di
Sicilia, a Cava Ispica, affascinante e misteriosa vallata
dell’illustre città della contea di Modica, tra le pagine della
storia di luoghi che affondano le proprie radici lontano nei millenni,
c’è quella del vecchio Mulino ad acqua - Museo “Cavallo D ‘Ispica”.
Qui sembra che il tempo,
infrangendo per una volta l’eterna regola del “panta rei”, si sia
fermato in uno spaccato di vita comune, con la capacità quasi
paradossale di unire modi e costumi diversi, figli di secoli vicini, ma
al tempo stesso lontani di parecchie generazioni. E’ come leggere la
trama di un’opera estranea ai grandi poeti della letteratura, scritta
da piccoli uomini sul grande libro della vita, con parole semplici,
spesso accentati dalle fatiche, quelle stesse che hanno visto crescere e
reso grandi i popoli.
E’ la storia di una
famiglia ma anche quella di un’epoca che conserva gelosamente, ancora
oggi, valori e tradizioni, dentro oasi di ambienti di vita sfuggite
alle metamorfosi dei tempi.
Il Mulino ad acqua -
Museo “Cavallo D’Ispica” non è soltanto un suggestivo mulino ad
acqua, né solo un museo; è un quadretto di vita familiare e sociale,
rubato al treno del progresso che corre veloce, spesso facendo macerie
del proprio passato. Qui si raccontano non a parole, ma vestendo gli
stessi abiti vecchi di tre secoli: sentimenti, fatiche, vecchi mestieri,
realtà ove l’ingegnosità e
l’operosità dell’uomo gridavano forte la propria voce. Si racconta
di un passato che è artista di quelle rughe scalfite sui visi dei
nostri nonni e al tempo stesso regista di quell’amore insegnatoci dai
nostri padri.
E dopo un silenzio lungo
mezzo secolo e due lustri di restauri, la pellicola ricomincia a girare,
stavolta lasciando riposta nell’armadio la divisa di lavoro per
indossare il vestito di festa, come un vecchio attore, ormai in
pensione, invitato ad aprire la teca dei ricordi e a sfogliare il diario
della vita, in un salotto mondano, palcoscenico così lontano dai
pensieri dei giovani e tanto vicino ai ricordi dei più anziani.
E i ricordi vanno
lontano nel tempo, alla prima metà del XVIII secolo, quando grazie ad
un pluralismo di elementi ( la risorsa dell’acqua, la conformità dei
luoghi, l’ingegnosità umana e l’operosità
degli uomini, richiesta da tempi di necessità e carestie ) il mulino
faceva il suo ingresso nella storia di una valle da millenni
protagonista di lustri, misteri e leggende. L’abitacolo del
mugnaio, l’angolo degli attrezzi, la lavanderia, la stalla ed il
fienile, la botte e le cascate, la camera dell’acqua, la stanza delle
macine, sono tutti ambienti che repertano nel grande libro della storia,
la fotografia di un passato in cui si colgono sentimenti ed emozioni tra
le regole di vecchie leggi di vita.
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