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Nonno, papà e zii mugnai, Michele Cerruto non
poteva che essere mugnaio. In verità non lo è sempre stato. Il mulino ad
acqua, conosciuto come “mulino Cavallo D’Ispica”, che è adesso
anche la sua casa, era un tempo proprietà della famiglia Scucces presso
la quale il nonno lavorava appunto come mugnaio. Fu il padre ad acquistare
la struttura risalente alla seconda metà del XVIII secolo, ma già dal
1956 non era più funzionante, soppiantata da nuovi mulini a cilindri.
Michele ha svolto altri lavori pur non dimenticando mai la professione di
famiglia. Così, armato di tanta buona volontà, ha cominciato da qualche
anno a darsi da fare per riportare in vita il vecchio mulino che se ne stava nascosto e inconsapevole dietro una moderna
abitazione nel cuore di Cava Ispica nord, a pochi passi dal parco
archeologico. Con l’aiuto dei fondi del progetto Leader II veicolati dal
Copai da una parte e molta pazienza e perseveranza dall’altra, oggi il
signor Cerruto accompagna turisti e scolaresche a visitare il suo mulino
funzionante e da bravo cicerone spiega come si svolgeva un tempo la vita
in un mulino ad acqua. Adesso che pian piano, nel giusto spirito della
tradizione, l’intonaco è sparito in favore dei conci in pietra, Cerruto,
orgoglioso, all’ombra di un gazebo, appena creato per accogliere i
visitatori che non trovano altri punti di ristoro lungo la Cava, racconta:
“la gente arriva
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numerosa ed è contenta perché spesso non ha mai
visto un mulino ad acqua, soprattutto funzionante e questo li colpisce”.
Ma il mulino ha anche
un’importante funzione didattica: “le insegnanti che illustrano ai
loro alunni il ciclo produttivo del grano, dal seme al pane, hanno la
possibilità di far vedere dal vivo come avviene la macinazione. Infatti
nella stanza della molitura, è possibile anche vedere e toccare i vari
gradi di macinazione del grano: crusca, cruschello, tritello e farina. Non
solo, ma adesso si può anche assaggiare e comprare la nostra farina che
essendo macinata a pietra e a freddo ha un sapore differente dalla farina
comune”.
E di questo ne parla proprio nella stanza della molitura,
il cuore del mulino, in
un’atmosfera quasi surreale, con il pavimento di basole, bilance,
crivelli, le foto degli avi alle pareti, il profumo della farina appena
macinata, il rumore della grossa mola che stritola i duri chicchi e il
suono della campanella che avverte il mugnaio di aggiungere ancora
grano: “Voglio continuare a mettere questa struttura, che con tanta
fatica ho portato avanti, a disposizione di tutti coloro che vogliono
visitarla, ma la mia speranza è che tutta Cava Ispica possa diventare
un parco attrezzato per i turisti che oggi arrivano numerosi e trovano
ancora pochi servizi.
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