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Un mulino ad acqua del ’700 è stato recuperato nella zona
archeologica di Cava Ispica, facendo rivivere storia e tradizione. E’ stato
attraverso la collaborazione fra il consorzio di promozione Copai di Ragusa e
il titolare della struttura (il
discendente di un’antica famiglia di mugnai) che s’è potuto restaurare e
recuperare l’intero impianto. Esso è stato reso perfettamente funzionante,
produce farina integrale ed è diventato a tutti gli effetti un museo della
tradizione e della memoria. Il mulino (famoso perché denominato “mulino Cavallo
D’Ispica”, forse in riferimento ad un equino scolpito in un loculo della
catacomba della Ladreria) era ormai in uno stato di avanzato degrado e sarebbe
andato irrimediabilmente perduto. Riportato agli antichi splendori con
l’impiego anche di finanziamenti comunitari (quelli del progetto per lo
sviluppo del turismo rurale denominato Konver) si trova ubicato all’interno del
suggestivo parco archeologico, considerato fra i più grandi della Sicilia.
L’intenzione del Copai che ne ha sponsorizzato la ristrutturazione, è quella di
rendere la struttura parte integrante dei percorsi turistici della zona, che è
anche sotto il profilo naturalistico e paesaggistico eccezionale.
“Nel cortile antistante
gl’interni del mulino ad acqua dice l’amministratore delegato del Copai,
Corrado Monaca – attiveremo un workshop per l’esposizione dei mezzi usati nella
molitura e per offrire ai turisti la farina integrale prodotta. |
Il turismo
rurale si fa coi fatti e non con la parole. Abbiamo restituito intanto alla
famiglia proprietaria, poi a turisti e visitatori in genere, un patrimonio
dall’inestimabile valore che rischiava di andare completamente alla malora”.
L’impianto fu attivo fino alla
prima metà del ’900, proprio mentre nascevano i nuovi e più moderni sistemi di
molitura del grano. “Sono passati più di quarant’anni – dice il proprietario
Michele Cerruto, che ha le foto dei suoi avi appese alle pareti del locale – e il
mulino, che ha fatto anche la storia della mia famiglia, è tornato a vivere.
Esso è anche la testimonianza di come l’ingegnosità umana abbia radici profonde
e strettamente legate, come in questo caso, alle vicende degli abitanti della
Cava Ispica”.
Va detto anche che assieme all’antico mulino ad acqua sono stati
recuperati i locali adiacenti, che sono strettamente legati alla vita del
mugnaio. E’ stato, infatti, ricostruito l’abitacolo, ripristinata la
lavanderia, ripulite e rese funzionanti le condotte idriche che azionano le
pale, mentre la grande macina è stata ricollocata nella sua sede naturale, in
modo da poter frantumare il frumento trasformandolo in farina. Indubbiamente
quanto è avvenuto a Cava Ispica è una chiara dimostrazione del fatto che il recupero
delle tradizioni e della memoria storica attraverso una stretta sinergia fra
pubblico e privato può dare i suoi frutti, a parte il fatto di essere comunque
possibile.
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