|
Nel cuore della Cava d’Ispica, vallata ricca di
storia e di popoli che per secoli dai Sicani ai giorni nostri si sono
succeduti, regna un vecchio mulino ad acqua.
E’ il mulino ad acqua
“Cavallo D’ Ispica” costruito nella seconda metà del XVIII secolo e
ancora oggi funzionante.
Per secoli ad esso
giunsero sacchi di orzo, di mais ma soprattutto di grano che dovevano
essere macinati; e così, con la maestranza propria di generazioni
d’esperienza che il mugnaio, giorno o notte che fosse, si apprestava al
proprio lavoro con la dedizione di chi il mestiere lo svolge più per
amore che per dovere. Oggi non troviamo più
pile di sacchi da macinare o carri pronti a ripartire; ma gli odori di
sempre sono ancora vivi. E’ ancora possibile toccare la farina appena macinata o ascoltare il
rumore delle macine secolari
che sapientemente svolgono il
proprio mestiere; ancora oggi il fruscio dell’acqua e la sua dolce
frescura rimangono impressi nelle menti di decine e decine di visitatori
che ogni giorno vengono ad ammirarlo. Oggi infatti, il mulino ad
acqua “Cavallo D’Ispica” non è solo luogo di produzione ma anche e
soprattutto un’ambita meta turistica. Da ogni parte si provenga,
giunti in Sicilia orientale per ammirarne le bellezze storiche e culturali
non si può non visitarlo. Non sempre capita di poter
ammirare un maestro ancora all’opera; integro in tutte le sue parti e
pronto a lasciarsi scoprire. E non solo! Assieme al mulino oggi è
possibile visitare anche gli ambienti familiari del mugnaio. La vecchia casa, la lavanderia, la stalla ed il fienile; tutti ambienti
che non bisogna lasciarsi sfuggire, parimenti al mulino! Si tratta di
|
ambienti
semplici e ricchi allo stesso tempo; con una varietà di suppellettili
proprie del nostro passato. A “naca a vientu”, “u cannizzu”, “a
tannura” sono solo esempi delle meraviglie di cui è possibile godere
entrando nella vecchia casa del mugnaio. Lì sono nati generazioni
di mugnai, cresciuti con la voglia d’imparare il mestiere del proprio
padre; riconoscere con un semplice sfregare di dita la giusta dimensione
della farina, ecco il loro sogno; proprio come sapeva fare il sapiente
padre. Poco distante dalla
casa è possibile visitare la lavanderia; qui è il lavatoio l’attore
principe. Su di esso chissà quanti panni sono stati lavati, chissà
quanti colpi di mazze per imbiancare le tele, ed il lume, unico testimone
di queste grandi fatiche, ogni volta, a fare da compagno se il giorno non
s’era ancora inoltrato. E lì accanto, ad
arricchire questo vero e proprio museo, ci sono stalla e fienile. E’ qui
che stava il mulo atto alla distribuzione di farina. E’ qui che noi
troviamo ancora la vecchia mangiatoia, “i trarenti”, la paglia, il
fieno; tutto è ancora al suo posto. Ed un continuo scroscio di
cascate ed il verde del capelvenere, quasi ad ornare questi quadretti già
di per se suggestivi. Si è quasi travolti da
questi scenari, rapiti dalla loro bellezza, affascinati da una varietà di
odori che sembrano stordire. L’acqua, il profumo del fieno, della
farina; tutto inebria i sensi del visitatore. Un angolo di paradiso
ancora in vita, nel cuore di un parco archeologico che si estende per ben
13 km e che nasconde ancora buona parte dei suoi tesori.
|