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L’abitacolo del mugnaio è un piccolo e ricco ambiente raccolto tra le rocce di una grotta
in cui si vive primo fra
tutti, ancora oggi come allora, il grande tema della famiglia. E’ in
quest’unico e semplice vano che si svolgeva la vita domestica.
Qui ci si
incontrava la sera, dopo un giorno di lavoro, a mangiare insieme e a raccontarsi
la giornata. E’ qui che per secoli i padri hanno insegnato ai figli.
E a
testimonianza di questo legame tra generazioni è “a naca a vientu”,
l’antica culla sospesa dalle corde alle due pareti di un angolo della grotta,
sopra il lettone di paglia con le tavole sugli assi di ferro, “ i trispita
”, al posto delle moderne reti. Un angolo cucina , come giusto che sia, verso
l’uscio della grotta, conserva ancora: “ a tannura ” in
pietra, ove facendo
fuoco con la legna si cuocevano le minestre di legumi, varie pentole di rame
annerite dal fumo, la vecchia cesta delle uova, grandi piatti con i
decori consumati dal tempo e rattoppati come allora si usava col fil di
ferro. C’è ancora u “ cannizzu ”,
antico recipiente di canne di forma cilindrica,
adibito a deposito di grano, un tempo merce assai pregiata e per questo posto in
casa. Al centro della stanza, “ a briula e u briuni ”, attrezzi per
fare il
pane, che almeno in questa casa non mancava mai e per questo era ammirata e
spesso anche invidiata. Sul vecchio tavolo coperto da una tovaglia rattoppata da
mani laboriose ed esperte: le scodelle per i legumi, il fiasco del vino, la
brocca dell’acqua, “ a lumera ” ( piccola lucerna ) e ceppi di querce a
fare da sedie.
Qui si ha come l’impressione che si sia riavvolto il nastro e
ritornati indietro nei secoli, in un giorno qualunque e in un momento
qualsiasi
della vita di allora, ove tutto è al posto giusto ad a portata di mano. Lì
sono: la botte col vino, “ a cruedda ” con le uova per la cova della
chioccia, la lettiera del topo, i contenitori per le conserve, le cassapanche, i
lumi appesi al tetto, i vecchi vestiti riposti sulla sedia. Quasi si avverte la presenza umana, quasi si respirano gli odori delle minestre
sul fuoco. E davanti all’abitacolo l’accetta con la legna da tagliare per il
pasto del giorno dopo. Qui l’uomo di casa, la sera, continuava il suo lavoro e
poco distante la madre si concedeva una breve pausa per narrare ai figli chissà
quali racconti.
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